Tarallo sopra la lontananza del Pitone dilettissimo

Il Pitone domestico è partito. Qualche giorno fa. Sono solo per un po’. Ho da lavorare. Tanto.  Alla fine vedrai, mi dico, il tempo passa in fretta. Alla fine quando sarà tornato  ti sembrerà partito ieri. Palle! Il cielo è grigio. Già a settembre. Non ho parole, ma neanche la forza di inveire dentro. È la pianura, bellezza, avrebbe detto qualcuno in bianco e nero. Sono alla  seconda caffettiera alle dieci. Qui è tutto in bianco e nero oggi. Senza il Pitone. IMG_1534 Fa freddo. Poi piove. Quasi quasi mi faccio uno shampoo, avrebbe cantato qualcun altro in bianco e nero. E dire che la testa ovattata ce l’avrei pure. Ma l’ho già fatto, lo shampoo. Che strana giornata. Passata davanti al computer. IMG_1538 È venuta la sera, lascio il mio scrittoio ed entro in cucina. Mi spoglio di quel blues quotidiano, pieno di inerzia, e,  rivestito condecentemente  di un grembiule nuovo, regalo di una cara amica, provo per qualche ora a sdimenticare gli affanni uggiosi dell’assenza. A farne qualcosa, a elaborarli nelle azioni di un dolce per la colazione di domani. Di un tarallo, un tarallo per provarci a cominciare, domani, in modo diverso da oggi.

Tarallo sopra la lontananza del Pitone dilettissimo

ricetta di consolazione

Mi piace continuare a chiamarlo così,  tarallo, quello che tutti chiamano ciambellone. Un po’ per snobberia crepuscolare, un po’ perché alla parola “tarallo” si associano significati birichini come non succede al termine da tinello buono “ciambellone”. Sì, con “tarallo” in Abruzzo or è molt’anni si indicava comunemente sia il ciambellone, sia il salvagente, sia, in modo pochissimo elegante, il deretano, con tutte le possibilità di variazioni del caso: dire a qualcuno «tie’ nu tarall’» significa[va] ammirare la sua molta fortuna; rivolgerlo a una signora è[ra] una sottolineatura grossier  che non è necessario vi spieghi. Capite bene che al semplice pensiero di avere una fetta di tarallo  per colazione il mondo potrebbe di nuovo sorridermi a colori. Anche senza il Pitone domestico  😦   Uffa!

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Ingredienti

  • 4 uova;
  • 350 gr di farina (io ho usato la 0 e la 2 perché avevo quelle. Non mi va di sottilizzare. Non per il tarallo!);
  • 250 gr di zucchero (di canna, ce l’avevo aperto);
  • 100 gr di olio extravergine d’oliva;
  • 8 cucchiai di latte fresco;
  • 1 bustina di cremor tartaro (per chi non lo sapesse è la versione pre-moderna del lievito per dolci);
  • mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio;
  • la buccia grattugiata di due limoni (non trattati, mi raccomando);
  • mezzo cucchiaio di cannella;
  • un po’ di liquori per dolci (avete solo da sbizzarrirvi);
  • cacao amaro a piacere.

IMG_1530 Preparazione Sbatterete bene le uova con lo zucchero, incorporando pian piano tutti gli altri ingredienti. Ungerete una teglia, la infarinerete e vi verserete il composto. Ne terrete un po’ da parte, e in questo po’ amalgamerete del cacao amaro, per poi versarlo sopra al precedente: così otterrete un bell’effetto marmorizzato, che è il vero charme di un tarallo come si deve. IMG_1532Ah dimenticavo di darvi un dettaglio fondamentale: il tarallo è  tarallo e non ciambellone, perché per farlo è importante NON avere la teglia adatta. Il buco si otterrà usando allo scopo un oggetto qualsiasi (in questo caso il fitro della caffettiera napoletana opportunamente unto e infarinato) cosicché il buco venga non proprio al centro. Se no che tarallo sarebbe? Intanto avrete preriscaldato il forno a 180°, e potrete infornare il tarallo per una mezz’ora/tre quarti (ma ognuno sa i forni suoi). Sfornerete e lascerete raffreddare per una notte prima di gustarvelo per provare a dare da subito il verso giusto alla vostra giornata. IMG_1533 Il Pitone domestico non c’è. Stavolta non devo manco proteggerlo col filo spinato, il tarallo: arriverà sano e salvo fino alla colazione di domani. image Ciomp! image Burp! image

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15 pensieri su “Tarallo sopra la lontananza del Pitone dilettissimo

  1. Ma non ti avveo scritto poi? Credo settimana scorsa sono rimasta rapita da i tuoi post e ho pensato al motivo per cui non li avessi mai notati prima. Credo di non aver scritto poi nulla, perchè avevo poco tempo e credevo che un commento veloce non fosse sufficiente per dirti quanto mi era piaciuto tutto quello che avevo trovato in questo blog: mi piace un sacco il contenuto, il modo, l’originalità e la tipologia di ricette.
    Un abbraccio e saluti al Pitone (mi fa troppo ridere ‘sta cosa)

    1. Grazie, oddio, quanti complimenti, mi confondo. Riceverli da una blogger raffinata come te poi è una lusinga davvero inaspettata. Presenterò i tuoi saluti al Pitone quando tornerà. Un abbraccio anche a te (a proposito,che forza la tua ultima crostata, voglio rifarla non appena trovo la farina di carrube. E pensare che mi sentivo fico perché usavo il cremortartaro…).

      1. Grazie mille per il “raffinata”, cercherò di rientrare in questo aggettivo nell numerose volte in cui il camionista che è in me prende il sopravvento 🙂
        Comunque anche io, quando, ho scoperto il cremor tartaro, ho pensato di essere fichissima, vedrai con la farina di carrube allora 🙂
        In realtà la utilizzi come polvere di cioccolato, anche la consistenza è molto simile, ma con meno sensi di colpa (o gli uomini ne sono privi, non ricordo 😉 )
        A presto!

  2. Come hai ragione. Anche io mi ripeto spesso che il tempo passa in fretta (ed in effetti poi succede proprio così) ma sul momento ci vuole un pò per convincersene…
    Mi succede sempre poco prima di iniziare uno dei tanti tirocini di cui non si vede la fine e l’utilità.. eh eh eh

    Il cuppetiello non lo conoscevo e devo dire che è molto utile anche se a me l’odore del caffè piace quasi più del caffè stesso.
    🙂

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