Archivio mensile:novembre 2014

Ma con un Pitone, via, meglio si sta

Sono a casa. Raffreddato. Devo lavorare. Per tutto il fine settimana. Il Pitone è partito. Stamattina presto, ma torna anche presto. Giornata uggiosa, oggi. Che noia che barba che noia.
Mi concentro sui lati positivi: il Pitone fa la dieta, e non mi mangia i carboidrati.  Posso quindi mangiare i carboidrati e senza i sensi di colpa (al Pitone piacciono assai). Penso: mi faccio un bel piatto di patate. Sì, col rosmarino! Sììììì! Accidenti, che trasgressione! E di sera, poi, così li assimilo tutti, ma proprio tutti gli zuccheri!!! Patate al forno per cena: questa sì che è vita!

L’entusiasmo però scema subito. Per quanto proibite, le patate al forno non sono in fondo così eccitanti per un blogger qual io mi vanto.  Come per il post precedente, che vi avrei raccontato su questi schermi? Che mi ero lanciato nelle patate al forno e basta? E con che faccia?
Be’, con una faccia abruzzese, per esempio. Di chi ci ha gli attrezzi etnici ‘giusti’ per far diventare  anche la ricetta più scema una piccola sensazione (e farvelo pesare, si capisce, anche solo un po’): il coppo. Trattasi di un coperchio di ferro con cui si cucina direttamente nel camino. Ve l’ho già spiegato in questo post.

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Patate sotto al coppo (ricetta abruzzese apocrifa)

Le patate sotto al coppo sono una ricetta contadina abruzzese, che un giorno vi racconterò. Stasera non mi va di fare quelle, vorrei qualcosa di meno tradizionale e importante: ci vanno i peperoni arrostiti e stasera, da solo, sono in cerca di gusti più minimali. Quindi, ho pensato di cucinare le patate sotto al coppo, non di fare le ‘patate sotto al coppo’.

Ingredienti:

  • patate;
  • coppo.

IMG_1790Ho tagliato le patate a fettine senza arrivare in fondo. Le ho condite con sale, pepe, olio, rosmarino. Una, lo confesso, l’ho condita con dello strutto fatto in casa da amici (abruzzesi, of course). Le ho sistemate in una teglia di alluminio che, a sua volta, ho sistemato nel camino sotto il coppo, facendole cuocere per un’ora.IMG_1775

Dopo un’ora di cottura ho tolto il coppo.

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Questo è il risultato

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Adesso posso mettermi finalmente a tavola, e godere la mia cena proibita con le patate.

IMG_1791-0Però, col Pitone, via, sarebbe stato meglio.

Ciomp! 🙂

O che nuovo miracolo!

O che nuovo miracolo! Celeste alto spettacolo! Mi sono venuti gli gnocchi! Per la prima volta, incredibile!

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Dopo i tortelli di zucca dell’anno scorso  (vedi post), qualche giorno fa mi era venuto di nuovo l’uzzolo di giocare con la zucca. Ma che gioco sarebbe stato se mi fossi limitato a provare ricette che già so fare? Non mi andava di mettermi ai fornelli senza nemmeno la speranza di un brivido culinario.  E poi che vi avrei raccontato? Che mi ero divertito a fare la zucca al forno con due spezie matte? Che avevo rifatto lo sformato di zucca dell’anno scorso (che poi, tra parentesi, dopo averne mangiato per mesi non voglio vedere più nemmeno dipinto)? No, dico, uno adesso ci ha pure una reputazione da difendere.

Ecco allora che il pensiero è corso alla ricetta ostica, quella finora mai riuscita: gli gnocchi.

Panico.

Sì, panico, perché le sole due volte in cui ci avevo provato, i risultati erano stati stati miserevoli (la prima) o francamente disastrosi (la seconda). Nel primo caso ero ancora studente, qui al Nord: gli gnocchi erano perfetti alla vista, un po’ meno all’assaggio. Diciamo che più che gnocchi, nel piatto il ragoût insaporiva dei bei pezzetti di legno chiaro… avevo solo eagerato un po’ con la farina… Si è trattato di una disfatta gnocchica del primo tipo: in casa, con pochi testimoni e quando internet era ancora fantascienza. Nel secondo caso ero ancora più a nord, in  Germania,  con un amico matematico che voleva imparare da me i segreti della vera cucina italiana. Non sono venuti manco i pezzetti di legno della volta precedente, non c’è stato verso di salvare quella cosa informe che per convenzione chiamerò impasto. Abbiamo dovuto buttare tutto e improvvisare di corsa una pasta al pesto (facendo noi sia la pasta, sia il pesto, però), visto che c’erano sei amici in arrivo per cena, tedeschi anche loro, ansiosi di mangiare all’iataliana d.o.c. Qui si è trattato di una disfatta gnocchica del secondo tipo: lo scandalo è stato internazionale.

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Capite adesso perché mi sia tenuto così a lungo alla larga dal riprovarci, ma anche il perché dei brividi allettanti all’idea di ritentare. Dopo i Fiadoni a Gallipoli e le Nevole in Lombardia, non  posso mica più spaventarmi per gli gnocchi. E gnocchi furono. Di zucca però: ho letto sulla rete che sono ancora più complicati di quelli di patate. Ma sì, mi sono detto, tanto, al massimo, vi avrei raccontato la disfatta gnocchica del terzo tipo: di nuovo tutta italiana, negli stessi luoghi della prima, ma domestica e pubblica al contempo, perché adesso la rete non è più fantascienza.

Gnocchi di Zucca (ai funghi cardoncelli)

 Ingredienti (per 4 persone):

  • 1/2 zucca dalla polpa soda (io uso quella mantovana o  quella piacentina), più o meno di 600 gr;
  • 1 uovo (al suo posto ho usato 4 uova di quaglia, scegliete voi);
  • farina, quanta ne riceve (io ho usato farina integrale);
  • formaggio grattugiato: 4 cucchiai colmi;
  • un pizzico di sale;
  • una grattata di noce moscata;
  • un cucchiaino di cannella macinata.

Preparazione (sempre per 4 persone):

imagecuocerete la zucca al forno fino a quando non diventerà morbida. Indi (se non l’avete fatto prima di infornarla), eliminerete la buccia, i semi, e schiaccerete la polpa con uno schiacciapatate.

imageQuando la polpa sarà tiepida inizierete ad impastarla con della farina, le uova, il formaggio e gli altri ingredienti. Aggiungerete farina fino a quando l’impasto inizierà a staccarsi dalle mani. Attenzione: non deve essere troppo sodo, ché se no gli gnocchi saranno duri e sapranno solo di farina (cioè la disfatta del primo tipo che sopra vi ho descritto: splendidi pezzetti di legno, che nei piatti faranno grande mostra di sé una volta conditi, ma, se non siete in forma, metteranno a dura prova le vostre mascelle, quindi occhio! ).

A questo punto formerete dei salsicciotti dello spessore di un dito, che taglierete in pezzi della lunghezza di qualche centimetro, e passerete sui rebbi di una forchetta, come avreste fatto con gli gnocchi di patate.

imagePorrete gli gnocchi ad asciugare su una guantiera precedentemente infarinata.

Cuocerete in abbondante acqua salata, e scolerete dopo un paio di minuti che gli gnocchi sono saliti a galla.image

Condirete come più vi piace. Io li ho conditi con i funghi cardoncelli ‘tartifolati’ (la nonna del Pitone domestico preferiva dire così invece del banale ‘trifolati’, e anche me piace dire così adesso), servendoli con salvia fresca, pepe macinato e una spolverata di formaggio grana. Ecco di nuovo gusti riuniti: zucca padana con funghi terroni (i cardoncelli, che vengono dall’Appennino Dauno):  a match made in heaven! Il Pitone li ha accompagnati con del rosso di Franciacorta, io con birra artigianale umbra (lo so, fa tanto hipster, ma a me la birra piace assai lo stesso).

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Il Pitone domestico, come avrete capito, stavolta c’era; ha assaggiato e gradito gli gnocchi di zucca, sottolineando, però, che, per i suoi gusti, li avevo scolati un filo troppo al dente. Terronia e Padania si amano anche  per le reciproche, insormontabili differenze. Ma che importa, nulla ha potuto guastare il giubilo per lo gnocco finalmente riuscito. O che nuovo miracolo! Non resta che ballare  pede libero il Ballo del Granduca!

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Ciomp! 🙂