Archivio mensile:gennaio 2015

J’ay deux amours…

Non sono un food blogger, uno di quelli che non hanno conosciuto disastri nella propria cucina. Le ultime esperienze estreme mi avevano abituato agli allori (i Fiadoni a Gallipoli, le Nevole in Lombardia). Ma queste sono solo una parte della mia storia culinaria, che è costellata di risultati scarsi, di pasticci impresentabili e di epiche delusioni di cui il tacere sarebbe stato bello. E siccome della mia cucina, come del proverbiale maiale, io non butto via niente, vi infliggerò il racconto anche di quelle volte in cui le cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto. Di quando sarebbe stato meglio aprire una santa scatoletta di tonno,  una miracolosa busta di tortellini, una provvidenziale confezione di biscotti piuttosto che mettersi ai fornelli.

Se il fato non avesse remato contro, adesso avrei il racconto della disfatta culinaria perfetta. Prima delle feste avevo pensato di fare le Sfogliatelle abruzzesi. Purtroppo, però, del macello che ho combinato non c’è documentazione. Mi è stato impossibile fotografare le fasi del disastro perché avevo le mani unte di strutto e di olioextravergine di oliva, e non avrei potuto toccare nessun apparecchio atto all’immortalamento senza comprometterne le funzioni in eterno. Chiedere al Pitone di intervenire sarebbe stato rischioso, visto che gli sarebbe venuto un collasso solo a vedere come stavo riducendo la cucina.  Giuro che ci riproverò, ma mi augurerei di avere successo la prossima volta.

Tuttavia,  durante le scorse vacanze,  la sorte è stata con me generosa, e mi ha regalato una seconda sconfitta in cucina. Meno rovinosa della precedente, ma stavolta documentata. Almeno quello!

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Fidarsi della memoria è stato il primo errore.  Ma non è stato per amore di un incrociatore… Avevo ricevuto in regalo da una cugina le arance del suo giardino. Dal mio blog ho ripreso la ricetta delle Scorze d’arancia candite, che ho fatto già altre volte in passato.  Ho guardato la ricetta con la coda dell’occhio. Ho sbagliato poi a calcolare le proporzioni dello zucchero per la canditura. Il risultato è stato?

AMMUOLL’!

Molli, moesse e chi più ne sa più ne esclami! 5 chili di arance profumate avevano perso la buccia per niente! AAAAARRRRGGGHHHHH!
Non potevo sopportarlo. E allora sono corso ai ripari, facendo loro una protesi di cioccolato fondente. Così, tanto per cercare di salvare il salvabile. Che alla fine si è salvato, lo ammetto, ma a prezzo di quanti palpiti?

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Marmellata di arance

I disastri raramente arrivano da soli. Più spesso arrivano male accompagnati. Dunque, in casa a questo punto c’erano 3 chili di arance senza buccia. Faccio la marmellata, come l’anno scorso, mi dico.

Ingredienti:

  • arance per lo più sbucciate; io lascio sempre qualche scorzetta qua e là, per avere un gusto più deciso;
  • zucchero di canna integrale: dipende dal peso delle arance; ne calcolo sempre meno della metà del peso di quelle, la marmellata mi piace poco dolce (per 3 Kg di arance ho messo 1,2 Kg di zucchero);
  • cannella in ceppi, chiodi di garofano.

Inizio pesando lo zucchero, mescolandolo alle arance fatte a pezzetti e alle spezie e lasciando il tutto macerare coperto in un recipiente di ceramica per alcune ore. Trasferisco il macerato in una pentola e lo metto a cuocere su fuoco dolce. Tutto procede liscio. Si fa tardi, mi viene sonno. Spengo e vado a letto. Riprendo la mattina dopo. Mescolo e rimescolo. Che palle, ‘sta marmellata non si addensa più! Prendo l’iPad e controllo la posta. Mescolo un po’. Non succede molto.  Apro il sito di un giornale e leggo i titoli. Rimescolo. Vado su Facebook. Scorro i post del giorno. Un post colpisce la mia attenzione. Non credo ai miei occhi: la Bibliothèque Nationale ha messo online lo Chansonnier Cordiforme!

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Il mitico manoscritto a forma di cuore con chansons  polifoniche francesi e italiane  fatto intorno al 1470 per il mondanissimo e godereccio Jean de Montchenu, poi anche vescovo di Viviers. Non posso fare a meno di seguire il link.

J’ay deux amours” la cucina e la musica rinascimentale! Mi perdo sfogliando lo chansonnier della seconda metà del XV secolo, e dimentico di mescolare la marmellata. Che lentamente si attacca,  e infine si caramella. Giusto un filo, quel tanto che basta per farla diventare un po’ scura, chisciccis’!

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Basta. Mi dimetto!

Però, poi, a marmellata fredda, e a chansonnier cordiforme riposto, inizio a riempire i barattoli sterilizzati. Assaggio, e non è mica male. Quella nuance di caramello non ci stona per niente. Mi sento sollevato. O meglio, sono sfranto dai tanti disastri che non me ne importa più niente. Mi aspettano il cenone della vigilia (11 portate), il pranzo di Natale (7) e quello di Santo Stefano (5), che alla fine una marmellata un po’ più colorita non fa più nessuna differenza.

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Ciomp!

Il Pitone domestico non c’era. Ma ha fornito la fondamentale spalla su cui piangere tutte le mie lacrime post-trauma culinario. In fondo “Je n’ay qu’un amour”…

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