Aus dem Süden

Sono a Vienna per lavoro da una settimana. Ho affittato un appartamento ammobiliato, nel nono Bezirk, per chi è pratico. Tipicamente viennese, l’appartamento ha le sue incomodità, ataviche da queste parti, come il bagno suddiviso rigorosamente in due atti, come le opere liriche del primo Ottocento. Si sa, Vienna è la città delle tradizioni perpetuate a nastro. E anche per quello l’amiamo. Per fortuna qui i due atti sono sufficientemente ravvicinati, sicché non c’è il balletto tra l’uno e l’altro, come invece c’era, eccome!, nella casa che abitavo una ventina d’anni or sono, sempre qui a Vienna, ma nel settimo. Lì addirittura c’era di mezzo un corridoio con svolta a sinistra e passaggio obbligato davanti alla porta d’ingresso. Vabbe’, lascio perdere. Questo è un blog di cucina, e in cucina certi argomenti non si toccano.

Dunque, aspettavo questo fine settimana per inaugurare il periodo viennese del blog. Avevo in animo di andare al Brunnenmarkt, che non è lontano da dove abito, e che è da qualche anno il mercato dove vanno i viennesi amanti della buona tavola. La cosa interessante è che, sebbene sia il mercato del momento, non è (ancora) diventato chic, è solo shabby, e parecchio pure. Questo è il suo bello. Avevo in animo di fotografarlo, e poi di procurarmi gli ingredienti per una bella ricetta imperiale. Se no uno che ci viene a fare nella capitale dell’Impero?

E invece, e invece no. Mi sono ammalato e sono chiuso in casa da due giorni, senza manco uno straccio di Pitone domestico per farmi accudire. Con una corsa al supermercato sotto casa mi sono procurato qualcosa per la sopravvivenza: altro che Brunnenmarkt! altro che ricetta imperiale!

Però…

…però uno che fa da solo tre giorni in una casa viennese col bagno in due atti ma senza balletto? Brodini vegetali! Si, vabbe’, li ho fatti, e li ho mangiati. Ma poi? Lavora! Anche quello, tutto il fine settimana, tanto per tenersi impegnati. Legge! Fatto pure quello. Il Pitone domestico allora mi soccorre a distanza (<3), e mi manda, su mia richiesta, una ricetta dalla provvidenziale Anna Gosetti della Salda. Una cosa semplice, perché sono appena arrivato qui, e, senza Brunnenmarkt, con gli ingredienti c’è poco da stare allegri. Al posto di un piatto asburgico, di nuovo una ricetta abruzzese, uffa! E no, però, qui adesso l’abituale ricetta terrona diventa una ricetta aus dem Süden, come le Rosen… più viennese di cosi…

Ciambelline campagnolericetta fuori luogo

Ingredienti

  • 250 gr. di farina di farro bianca;
  • 120 gr. di zucchero grezzo di canna;
  • 100 gr. di olio extravergined’oliva;
  • 100 grammi di vino rosso (o bianco se ci avete quello);
  • la buccia grattugiata di un un’arancia e di un limone (entrambi non trattati).

Già solo con l’elenco degli ingredienti dovrebbero esserci dei conti che non vi tornano. Che ci fa la farina di farro in una casa dove si è arrivati da sei giorni? La risposta è che non lo so. Saranno stati i fumi del raffreddore, o forse i decimi di febbre, ma non so proprio spiegare che cosa avessi in testa quando tra generi di prima necessità ho pensato che non avrei potuto fare a meno della farina bianca di farro.

 A questo punto, senza farmi più domande sul perché delle cose, mi sono accinto alla preparazione. C’era una trappola. La cucina moderna e attrezzata nascondeva inaspettate insidie. Avrei dovuto sapere che, in un posto dove non si mangia abitualmente pasta, la grattugia non è tra le dotazioni standard di una cucina. Infatti la grattugia non c’è. Ci sono però dei coltelli, anche ben affilati. Non resta che mettersi di santa pazienza a pelare e poi tritare la buccia dell’arancia e del limone, zicche, zicche, zicche, zicche fino ad ottenere qualcosa che somigli alla buccia di un’arancia e un limone grattugiati nonostante la grattugia che non c’è.

Mi è venuta una vescica all’indice sinistro, dico solo questo.

In un bacile di ceramica verserete la farina e la mescolerete con lo zucchero. Aggiungerete poi i liquidi e le bucce grattugiate (puozznomambenn’!) e impasterete fino a formare un impasto molto morbido ma non appiccicoso (se necessario, aggiungerete della farina). Una volta amalgamato bene l’impasto, lo avvolgerete nella pellicola e lo riporrete in frigo per un’oretta buona. In casa non c’è manco la pellicola. Ho dovuto usare la carta forno al suo posto, quella c’era.

Con l’impasto formerete dei cilindri, spessi circa un dito, che poi taglierete e unirete ottenendo delle ciambelle. L’impasto risulterà molto elastico, e le ciambelle tenderanno a chiudersi. Se avete le forme dei cannoli potrete usarle per tenere le ciambelle in forma. Io non l’ho fatto, le forme per i cannoli qui sono fantascienza. 

Metterete le ciambelle su una placca ricoperta con della carta da forno, o unta di strutto o burro e spolverata di farina, e infornerete in forno già caldo a 170-180 gradi. Qui il forno è molto tecnologico (da una casa viennese non me lo sarei MAI aspettato). Addirittura è combinato: è pure un forno a microonde. Ho studiato le istruzioni e sono riuscito a impostare temperatura e tipo di cottura. Ganzo! Ma poi il forno comincia a suonare. Aiuto! Che faccio? Riguardo le istruzioni. Non capisco. Smette. Vabbe’, penso, è stato un turbamento momentaneo. Inforno le ciambelle.

IMG_2359

Passano i venti minuti prescritti per la cottura. Apro il forno e controllo (da fuori non si capisce molto, c’è una retina nera sul vetro che non aiuta certo). Chiudo rapidamente. Ci sono luci che lampeggiano. E mo che faccio? Rileggo le istruzioni, ma non c’è tempo. Schiaccio di nuovo il tasto che lampeggia d’azzurro. Sono piegato in avanti; davanti a me un elettrodomestico futuribile che manda luci azzurrine in un cucina buia, mi sento cioè come la principessa Leila che affida il messaggio d’aiuto a C1 nel primo (vero) episodio di Guerre stellari. Funziona, il forno si acqueta.

Ecco, alla fine le ciambelline si sono cotte, e anche bene: il forno ha fato il suo dovere come il bravo C1 del film. Dovrò aspettare domani per mangiarle. Forse per il the riceverò la visita pietosa di alcuni amici, e sarà l’occasione giusta. Nel frattempo durante la preparazione, la cottura e la scrittura sul primo canale della radio austriaca ascolto la Juive di Halévy. Non me la ricordavo così bella. La trasmettono in diretta dall’opera di Vienna. In cinque atti, ma senza il balletto, come i due bagni della casa viennese in cui mi trovo.

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12 pensieri su “Aus dem Süden

  1. Sono spiacente per la tua indisposizione, tanto più in terra straniera! Meno male che le ciambelline ti hanno fatto passare un po’ di tempo senza assilli, ma nell’elenco degli ingredienti hai scordato la farina di farro… Leggendo la ricetta si intuisce che si deve utilizzarla ma manca l’indicazione della quantità!
    Sai che non è una critica, anzi troppo bravo tra la malattia e il bagno biforcuto che ti infastidiscono, ma al,e o riesci a modificare la ricetta in modo che chi la vuole provare non abbia problemi! Ti auguro una pronta guarigione.

  2. Silva, grazie! Avevo ‘giusto’ dimenticato l’ingrediente principale. Meno male che me l’hai segnalato! Oltre alla febbre ci si è messo anche il nuovo editor, che non ho ancora capito bene. Grazie ancora, Vincenzo

  3. La vecchia capitale del glorioso impero, la cui bellezza il tempo non scalfisce, sono certa che riprodurrà i suoi incanti per te.E poi al tuo ritorno, non solo virtualmente, vorrò certamente assaggiare le ghiotte specialità austriache,in cui ti sarai perfezionato. Inanto baci affettuosi e italiani

    1. Grazie, Emanuele! Sì, il brio me l’hanno dato le ciambelline, e l’hanno dato anche ai miei ospiti che le hanno finite. Ma c’è il sole da tre giorni qui a Vienna, e, anche senza ciambelline, ciò aiuta. A presto, Vincenzo

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