Archivi tag: Dolci natalizi

Per altra festa, per altri giorni

Le crispelle si fanno il 23 dicembre. Per questo è complicato parlarne sul blog. Bisogna essere dai miei quel giorno per fotografare il procedimento. Quel giorno, se no se ne riparla l’anno successivo. L’anno successivo con le crispelle, però, ritorna pure il Natale, e secolui uno dei periodi più impegnativi dell’anno lavorativo. Impegni che col Natale non  hanno niente a che vedere, ma si coaugulano sempre in quelle settimane di dicembre. Impegni che prevedono magari anche dover andare alla Scala per la prima opera della stagione,  magari poi anche all’inaugurazione il 7 dicembre, e si fa tutto con un filo di affanno. E le crispelle, fotografate l’anno prima,  non ci si ha più il tempo né la voglia di raccontarle. Signora mia, mica ci si sta dietro! Così si rimanda tutto all’anno dopo, e a quello ancora dopo, e a quello dopo ancora, e alla fine delle crispelle sul blog non si riesce  a parlare mai. Vero è che nei giorni sospesi tra Natale e Capodanno il tempo ci sarebbe tutto, ma lo sfrangimento da cibo e feste è anch’esso sfavorevole alla crispella,  anche solo alla sua idea. Poi arriva il momento giusto, quello in cui uno potrebbe anche mettercisi proprio il 23 sera al blog, dopo averle appena appena mangiate  le crispelle, perché le cose da fare tacciono magicamente. Ma quello è di norma l’anno in cui mia madre decide che le crispelle non si fanno.  E allora niente, si rimanda.

Crispelle 9

Quest’anno sarebbe stato uguale ai precedenti, se non fosse stato per uno dei commenti al mio ultimo post. Si parlava di fritti e disastri con un blogger che seguo sempre con grande interesse (qbbq. Quanto basta di cucina e altro). Saltano così fuori frittelle calabresi di pasta lievitata dure alla riuscita, e con loro la mia offerta di una ricetta  immagino simile. Quella delle crispelle. Simile perché anch’esse di pasta lievitata; simile ancora, credo, perché anch’esse frittelle del sud. Tra un commento e l’altro si è fatto Carnevale, tempo di altre frittelle, e altri dolci… io però le crispelle stavolta le racconto lo stesso, ché uno ogni tanto della stagionalità e delle feste comandate può pure allegramente decidere di non curarsene… non specifico che cosa, mi vengono solo espressioni in livornese irripetibili. Tanto avere capito.

Crispelle

Ingredienti:

  • 1 Kg di farina 00;
  • 2 cubetti di lievito di birra;
  • 1 patata (se grande), 2 (se più piccole);
  • la buccia grattugiata di un limone;
  • una presa di sale;
  • uvetta (quanta ve ne piace);
  • zucchero e cannella;
  • acqua appena calda per impastare (quanta ne riceve);
  • olio d’oliva extravergine per friggere;
  • preparazione atletica;
  • pazienza.

Preparazione

In un recipiente grande – da noi si chiamerebbe “tino” perché una volta in campagna si usavano quei recipienti di legno usati nella vinificazione – porrete la farina nella quale sbriciolerete il lievito. Merscolerete poi l’uvetta (precedente ammollata in acqua calda e, se vi piace, vino rosso o marsala), la buccia grattugiata di un limone e una presa di sale. Nel frattempo avrete lessata la patata. Una volta cotta la schiaccerete nella farina. Con acqua appena calda inizierete ad amalgamare gli ingredienti, formando un impasto molto morbido.

crispelle 1

Adesso arriva il bello. Se avete sorriso leggendo tra gli ingredienti “preparazione atletica”, adesso ve ne faccio passare la voglia. Sì, perché l’impasto, che finora vi sembrava un giochetto,  deve incorporare molta aria, altrimenti  al posto delle crispelle mangerete  dei copertoni fritti con zucchero e cannella. E onde evitare questo inconveniente dovrete sbattere l’impasto con la forza delle vostre braccia per una mezz’oretta. Avete capito bene. Metterete le vostre manine bell’impasto appiccicoso e inizierete a menare colpi. Dopo cinque minuti vi farà male tutto. Del braccio non dico nulla perché quello non ve lo sentirete più.  Stringete i denti, e imprecate: bisogna andare avanti. Avanti fino a quando l’impasto non inizierà a staccarsi dalle vostre mani. Avrete l’impressione che si stacchino anche quelle dalle vostre braccia: è il momento giusto. Coprirete tutto il tino con delle coperte, e farete lievitare fino al raddoppio dell’impasto.

Crispelle 2

A questo punto bisognerà friggere le crispelle. Porrete sui fornelli una grossa padella o una pentola adatta alla frittura, e farete scaldare abbodante olio extra vergine d’oliva. Con le mani bagnate (l’impasto resta appiccicoso) prenderete una po’ di pasta lievitata, allungandola e al contempo torcendola come vedete in foto, e la metterete a friggere, avendo cura di tenerla un attimo stirata con forchette di legno, perché non si ritiri.  Proseguirete così con le altre, facendo attenzione a girarle per farle colorire in modo uniforme. Una volta dorate, scolerete le crispelle, ponendole su carta assorbente, e le cospargerete ancora molto calde con una generosa spolverata di zucchero e cannella.

Crispelle 8

Gusterete le crispelle ancora calde a merenda (si friggono nel pomeriggio ed è impossibile resistere), o per cena, accompagnate da un’insalata. Dal giorno dopo diventeranno dure, ma non temete, basterà farle rinvenire sulle braci del camino per qualche minuto e torneranno buone come al primo giorno (in campagna, una volta, il 23 dicembre si facevano quantità industriali di crispelle, e si mangiavano scaldate così per tutte le festività, fino all’Epifania).  Se non avete il camino userete il forno, ma non è lo stesso.

crispelle 3

La modernità nel frattempo è arrivata anche in Abruzzo, e adesso le crispelle si fanno con molto più agio usando la planetaria. Attenzione, però, l’impasto delle crispelle è molto resistente. Se non ci avete un planetaria con la potenza giusta, il 23 dicembre potreste ritrovarvi con una planetaria fusa. Anni fa io e mio padre fa tentammo di risparmiarci la fatica dello sbattimento a braccia usando un trapano a cui avevamo collegato un accrocco fatto a posta. Rischiammo di buttare via il trapano. Ad ogni modo questa modernità a casa dei miei non è (ancora) arrivata. L’alternativa è andarle a comprare in pasticceria le crispelle, cosa che evita sbattimenti di tutti i tipi, ma non è facile trovare quella che le faccia come piacciono a noi… e poi non è lo stesso. Volete mettere?

Ciomp!

crispelle 6Ah, il Pitone domestico non è mai il 23 dicembre dai miei. Le crispelle però le ha mangiate, una volta, in agosto, quando, per una nottebianca (aiuto!), una pasticceria del posto si è messa a farne. Che tempi, signora mia!

Annunci

I giorni dell’ozio

41

I giorni tra Natale, Capodanno e l’Epifania non hanno un nome, solo dei numeri. 27, 28, 29 e così via. È un retaggio di quando andavo a scuola, di quando cioè quei giorni erano un tempo sospeso, giorni liberati dalla loro funzione: non più lunedì, martedì, mercoledì, ma, al loro posto, una protratta domenica. Una domenica ‘feriale’, però, quando i riflettori delle feste comandate restavano spenti, e ci si poteva dedicare con scienza e diletto all’ozio.

Io questi giorni continuo a viverli così, non sapendo mai in che punto della settimana mi trovo, e vivendoli come una domenica feriale anche quando devo lavorare, quando il lavoro mi pare anch’esso un ozio. In questi giorni mi viene sempre voglia di tornare in cucina. Come se nei giorni della Viglia, Natale e Santo Stefano avessi tenuto un regime di dieta forzata… L’ozio, è famoso, è padre dei vizi. Per fortuna!

48

Quest’anno il vizio ha preso forma delle SCORZE D’ARANCIA CANDITE. La ricetta non è un patrimonio di famiglia. Ho iniziato a fare le Scorze d’arancia candite solo qualche anno fa, quando una prozia carissima mi fece dono di arance del suo giardino. Erano ancora troppo aspre per poterle mangiare, ma avevano una buccia molto appetitosa, così ho pensato di di farla candita. Mi sono messo a cercare ricette sul web, nella sfiducia generale dei miei verso quella che pareva loro la mia ennesima follia culinaria.

Non ne ho trovata nessuna che mi abbia davvero soddisfatto in pieno, quindi, ne ho messa insieme una io, cogliendo fior da fiore da quelle che mi parevano le migliori, e affinandola con la pratica degli ultimi anni. Alla fine fare le Scorze d’arancia candite è diventata una recente tradizione dei giorni senza nome tra Natale e Capodanno. Se la famiglia non ti incoraggia, è sempre possibile fare di testa propria. Soprattutto se si tratta di vizi figli degli ozi.

49

Scorze d’arancia candite

 Ricetta

Ingredienti

  •  Arance Non trattate. È importante perché se ne utilizza la buccia. Perciò cominciate a coltivarvi da settembre tutti i parenti, amici, vicini, conoscenti che sappiate avere in giardino alberi di arance a cui non fanno trattamenti. Ciò sarà molto vantaggioso: sarete carini col prossimo, cosa universalmente gradita, e lo sarete per uno scopo in fondo lodevole, come fare le Scorze d’arancia candite, che, secondo me, nella classifica dei secondi fini ha un bassissimo tasso di spregevolezza;
  • Zucchero semolato. La quantità dipende da quella delle arance, si veda dopo alla Preparazione;
  • Cannella in polvere (macinata da voi al momento. Non comprate quella già pronta, e fatevi passare la tentazione di usarla per fare prima, adesso e in futuro);
  • Cioccolato fondente.

 Preparazione

  • Con un coltello affilato sbucciate le arance senza eliminare la parte bianca. Tagliate la buccia facendone delle strisce non troppo sottili, io le faccio in genere nella forma dei meridiani.

09

  • Mettete le bucce così tagliate in una pentola, copritele d’acqua fredda e ponetele sul fuoco. Portate ad ebollizione, attendete 2 minuti, spegnete e scolate. Ripetete l’operazione per 3 volte.
  • Dopo aver sbollentato per la terza volta le scorze d’arancia, pesatele. Prendete una quantità di zucchero pari al peso delle  scorze.
  • Fate uno sciroppo sciogliendo lo zucchero nell’acqua (per ogni 100 grammi di zucchero serviranno 20/30 grammi di acqua).
  • Quando lo sciroppo è caldo versateci le bucce. Portate avanti la cottura su fuoco molto dolce, mescolando delicatissimamente fino al completo assorbimento dello zucchero (siate delicati perché altrimenti potreste rompere le scorze). Fate attenzione che non bruci: lo zucchero si deve assorbire, ma non deve caramellare, quindi, state volpegni (molto accorti, un mio cugino diceva così e a me piace citarlo).
  • Raccogliete e distendete le scorze d’arancia su un vassoio che avrete foderato di carta forno o carta oleata.

07

  • In una ciotola mescolate lo zucchero con la cannella in polvere (macinata da voi!) e tuffateci le scorze d’arancia quando sono ancora umide.

22

  • Avrete fatto raffreddare le scorze d’arancia per alcune ore. Adesso è il momento di preparare la copertura.

36

  • Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente con un po’ di rum e un goccio di latte, ma proprio un goccio. Se siete degli esteti ingordi aggiungerete una noce di burro. Dico ‘esteti ingordi’, perché, oltre ad arricchirne il gusto, il burro rende il cioccolato lucido e splendente. Io non ne ho messo. Mi sento sia esteta sia ingordo, ma dopo la tregenda bongustaia delle passate feste, ho voluto fare un gesto, minimo, di compunzione gastronomica.

42

  • Immergete una una (abruzzese per ‘una ad una’) le Scorze d’arancia candite nel cioccolato fuso, adagiatele su una guantiera (vassoio, per chi non sa ancora l’Abruzzese ed è ansioso di apprenderlo), e mettetele a raffreddare in un luogo fresco e arieggiato. Io le ho messe in terrazza, sullo stendibiancheria di mia madre (che ha protestato, dicendo che non era il caso di fotografarlo).

45

Occorrerà un giorno prima che siano pronte. Non ci sono che due possibilità: 1) mangiarle come dopocena nelle sere in cui volete stare ‘leggieri’; 2) riporli in un barattolo, e aspettare giorni più propizi, quando le festività saranno lontane. Le mie scorze d’arancia candite raramente arrivano all’Epifania.

Nel frattempo, con la polpa d’arancia rimasta ho fatto una marmellata, ma questa storia ve la racconterò un’altra volta.

30

E giacché c’ero, durante la preparazione, mi sono concesso i torroni di Guardiagrele.

15

Ah, l’ozio, ah, i vizi!

33

Ah, i torroni della Guardia, che sono uno degli charmes delle feste!!!