Erano cellipieni all’aura sparsi

Non è una ricetta estiva, questa. Nemmeno primaverile. È una ricetta del mese di gennaio. Fuori tempo, quindi, come anche fuori luogo. Sì, perché, manco a dirlo, è una ricetta abruzzese, ma fatta in Lombardia. A fine dicembre, ma raccontata a metà luglio, quando nessuno qui ci ha la minima voglia di accendere il forno, o di rimpiangere l’inverno, visto che l’estate è appena appena iniziata. Sono trascorsi molti mesi dall’ultima volta che ho messo piede in cucina non solo per la sopravvivenza quotidiana che è quasi il caso che rifaccia le presentazioni con mestoli, coltelli, teglie e fornelli. Ormai n’avimme fatte furastiere, come direbbe il mio amico di Taranto.

Dopo una lunga assenza, non è forse il caso di perdersi in preamboli. La ricetta di oggi (cioè, di gennaio), è quella dei Cellipieni. Significa “uccelli ripieni”, perché questi dolci,  che si preparavano per la festa di Sant’Antonio Abate (lett. “Sandandonie”) del 17 gennaio, avevano davvero la forma di uccelletti. Niente di birichino, come qualcuno potrebbe aver pensato. Per lo più adesso i Cellipieni hanno perso testa, coda e ali, e somigliano a dei ravioli giganti, ma da alcune parti hanno conservato la forma originaria, oltre al nome.

Cellipieni

ricetta

Ingredienti (per un numero imprecisato di persone)

per la pasta:

  • 1/4 di litro di vino o vermouth bianco
  • 33 dl di olio di oliva extravergine
  • 1/4 di bustina di lievito per dolci
  • 2 chucchiai e 1/2 di zucchero
  • 250 gr di farina 0
  • 250 gr di farina di grano duro
  • buccia grattugiata di un limone non trattato

per il ripieno

  • marmellata d’uva Montepulciano d’Abruzzo
  • mosto cotto (meglio se di uva Pergolone)
  • buccia grattugiuata di una o due arance non trattate
  • madorle tostate e tritate grossolanamente
  • ciccolata fondente di ottima qualità
  • cannella in polvere (macinata al momento)
  • liquore dolce

Preparazione

Mescolerete le farine con lo zucchero e la buccia di limone, formando una fontana. Al centro verserete l’olio e il vino e il lievito, che inizierete a impastare con la farina e gli altri ingredienti aiutandovi con una forchetta. Quando avrete raccolto il tutto in un impasto, passerete alle mani.

Lavorerete tutto fio a ottenere un impasto omogeneo che inizierà a staccarsi dalle mani. A questo punto potrete avvolgere tutto in un tovagliolo, riponendolo a riposare sotto una terrina per circa una mezz’ora.

Nel frattempo preparerete il ripieno. Avrete già tostato le mandorle, tritandole in modo grossolano. Le mescolerete alla marmellata d’uva e agli altri ingredienti, scaldando il tutto su una fiamma dolcissima, ma facendo attenzione a non cuocere il composto, ma solo ad amalgamarlo.

Stenderete la pasta col mattarello ricavandone na sfoglia che taglierete con un bicchiere (non usate bicchieri troppo piccoli, non state facendo i Cellipieni per la Barbie). Porrete al centro un po’ di ripieno, e chiuderete il disco di pasta, ripiegandolo su se stesso, e facendo bene attenzione a incollarne i lembi, inumidendoli magari con un dell’acqua (basterà bagnarsi le dita e passarcele sopra). QUando la pasta è ancora umida, li cospargerete con dello zucchero, se vi va.

Avrete frattanto portato il forno alla temperatura di 180°. Dopo averli disposti in una ramina (= placca) foderata di carta, o opportunamente imburrata e infarinata, infornerete i Cellipieni. Saranno pronti non appena li vedrete colorirsi.

I Cellipieni sono  più buoni se consumati uno o due giorni dopo, dopo averli  fatti raffreddare e averli riposti in un contenitore di latta in una dispensa non riscaldata. Non sono particolarmente dolci (lo zucchero è poochissimo e la marmellata d’uva non prevede l’aggiunta di zucchero), ma il loro gusto stratificato dato dai molti ingredienti  si rivelerà lentamente a ogni morso. Non sarà facile né resistere, né aspettare: l’impasto con olio e vino, il ripieno con le sue spezie spargeranno aromi nell’aura di casa che vi faranno lo stesso effetto delle Sirene a Ulisse. Fatevi distrarre, o anche legare al divano, alla sedia, al letto, se amate la cultura classica, la vostra attesa sarà senz’altro ripagata.

Ciomp!

 

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