Archivio mensile:giugno 2014

Non si dà follia maggiore. Cucinare nella lavastoviglie

Fa caldo, tanto caldo. E col caldo arrivano le follie, le “mattità”, come si dice dalle mie parti. Mattità estive e culinarie. Impreviste, sorprendenti. Sì, il titolo non è un errore: ho davvero scritto “cucinare nella lavastoviglie”. Sì, è una cosa folle, come ho sottolineato poc’anzi. No, non mi ha dato di volta il cervello. Qualche tempo fa, cercando ricette in Internet, mi sono imbattutto nella ricetta più “enovme”, come direbbe Franca Valeri, che mi fosse mai capitato di leggere: cucinare le  verdure con la lavastoviglie. La cosa era così pazza che non potevo non soffermarmi a leggere. Ed era così “enovme” che ho voluto metterla in pratica, non appena mi fosse capitata l’occasione. Cioè, non appena fosse arrivata la stagione giusta per le verdure che avevo in animo di cucinare in questo modo impensato: la filologgia anche nella follia. L’estate è arrivata, e con essa le zucchine. E anche il caldo padano, necessario ingrediente di ogni follia, pardon, “mattità” davvero folle.

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Zucchine confit nella lavastoviglie

Ricetta folle

Ingredienti e strumenti:

  • Zucchine tenere e piccole (non i siluri coriacei del supermercato);
  • pomodorini di Pechino (li chiama così una mia prozia megera ma carissima molto brava in cucina, e in suo onore li ho così ribattezzati);
  • 1 pelapatate o una mandolina;
  • 1 barattolo di vetro;
  • 1 lavastoviglie.

dopo le esagerazioni barocche del Fiadone, questa ricetta è il risarcimento doveroso alle amiche in cerca della cucina veloce e affabile.

Preparazione:

Affettate le zucchine in senso longitudinale aiutandovi con un pelapatate (come ho fatto io) o, se l’avete, una mandolina (si tratta di un aggeggio adatto allo scopo dal bel nome musicale, che mi ricorda la Canzone del velo dal Don Carlo di Verdi, la “canzon saracina propizia all’amor“. La voglio!).

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Sistemate le fettine ottenute in un barattolo, alternandole con la metà di qualche pomodorino di Pechino.image

Chiudete bene, e sistemate il barattolo nella lavastoviglie insieme ai piatti sporchi (che invece di lavare in famiglia io stavolta esibisco addirittura nel blog).

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Avviate la lavastoviglie con un programma non a bassa temperatura (non “Eco”, quindi), altrimenti le zucchine non si cuociono. Io ho scelto il programma “Piatti”, un programma base. Attendete che finisca, poi estraete il barattolo: le zucchine confit saranno pronte. In alternativa attendete qualche ora, come fate di solito, visto che immagino non estraiate mai le stoviglie bollenti. Le zucchine saranno ottime lo stesso.

Sì, le zucchine nel frattempo si saranno cucinate a dovere, anzi, propriamente, saranno “confit”, quasi caramellate: cotte, ma croccanti, e con un sapore intenso, come con nessun altro tipo di cottura non folle si riesce a ottenere. Inoltre si risparmia anche energia, che non fa male.

imageHo condito le zucchine (e i pochi pomodorini di Pechino) con timo e menta appena colti, un pizzico di sale e olio extravergine d’oliva di mio padre (mica pizza e fichi), accompagnandoli con della ricotta di capra freschissima (quando parla della ricotta, la somma Anna Gosetti della Salda la definisce sempre così, e io non voglio essere da meno), che è il vero charme di questa ricetta.

imageMolto perplesso al racconto telefonico di questa mia ultima follia, il Pitone, assente, non ha avuto ancora modo di assaggiare.  Conoscendolo, sono tuttavia fiducioso.

Ciomp! 😛

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Fiadone: torta buona e impossibile

Stavolta vado sul difficile, anzi, sul francamente impossibile. Saranno contente le mie lettrici (sì, lettrici, non lettori) che ritengono già il mio blog pura fantascienza culinaria, visto che non contempla nessuno dei loro abituali manicaretti, come spinacine, tortellini in busta, bastoncini di pesce impanato e altre tristezze analoghe. Finalmente potranno accusarmi a ragione, visto che, a botta di dagli e dagli, la ricetta impossibile poi è arrivata per davvero.

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Dunque, il titolo a effetto va decostruito. Giusto un filo, così, per dare una parvenza di serietà a questo blog.

Fiadone. “Fiadone” è il nome di una torta salata di Pasqua al formaggio pecorino. Il nome “Fiadone”, diciamolo, non è certo dei più bene auguranti, e lascia per giunta intendere effetti collaterali poco lusinghieri. Dopo aver mangiato un “Fiadone”, non è che uno si aspetti proprio sensazioni da “ti spunta un fiore in bocca”.
Torta buona. Oltre alla versione salata, ottima e ruspantissima, del Fiadone esiste una versione dolce, ottima anch’essa (noi abruzzesi chiameremmo entrambe “pizza”, come ormai sapete). Non saprei se si tratta di un dolce inventato di recente o della tradizione; nella mia famiglia è stato introdotto nel corso degli anni Settanta, e da allora allieta le mie feste pasquali.
Torta impossibile. Proprio proprio impossibile non è, giacché la fa mia madre, e la fanno in molte e molti in Abruzzo e nel Molise. Ci sono diversi gradi di impossibilità. Il primo è quello che riguarda le lettrici di cui sopra, che fuggono terrorizzate anche di fronte al più innocente ciambellone da colazione, e, quindi, non fa testo. Il secondo, invece, riguarda la reperibilità degli ingredienti. Per fare il Fiadone occorre il formaggio fresco senza sale. Al Nord è impossibile trovarlo. Al massimo c’è il primosale, che, come si capisce dal nome, non va bene.

Sillogismo riassuntivo:
Per il Fiadone occorre il formaggio fresco senza sale;
Al Nord questo formaggio non esiste;
Al Nord il Fiadone non si può fare.

Questo sillogismo non fa una grinza. Cioè, a dirla tutta, questo sillogismo un problema ce l’ha: parte dal tacito presupposto che il formaggio si possa solo comprare. E invece il formaggio fresco si può anche fare in casa, come ho già fatto, ovviamente, e come vi racconterò un’altra volta, perché credo così di aver osato troppo. Le povere lettrici di cui sopra sono, in fondo, care amiche, e non vorrei mai traumatizzarle.

Pomeriggio caseario 012(questo è il formaggio che ho fatto io)

Riprendiamo. Allora, questo Fiadone, nonostante il nome, è un dolce universalmente riconosciuto come ottimo, e non è universalmente impossibile, lo è solo in determinati contesti (o nelle mani sbagliate…ih ih ih 😉 ).

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Fiadone
Torta buona e impossibile

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Ricetta

Ingredienti

Per la pasta frolla

  • 2 tuorli d’uovo + 1 uovo intero;
  • 250 gr. di zucchero semolato;
  • 1 bicchiere d’olio extravergine d’oliva;
  • 1 bicchiere scarso di latte;
  • la buccia grattugiata di 1 limone e di 1 arancia;
  • 450 gr. di farina;
  • 1 bustina di cremor tartaro (o, per i pivelli, comune lievito per dolci).

Preparazione della pasta frolla

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Fate la fontana con la farina, aggiungete tutti gli ingredienti e amalgamate fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Avvolgetelo quindi nella pellicola trasparente e riponetelo in frigorifero a riposare per almeno un’ora (io lo faccio sempre la sera prima, credetemi, è meglio).

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Ripieno

  • 10 uova (che c’è? vi siete scantati? e perché mai? mica lo fate tutte le settimane il Fiadone, per una volta 10 uova potete pure usarle);
  • 250 gr. di zucchero semolato;
  • 1 bicchiere di olio extravergine d’oliva;
  • 450 gr. di formaggio fresco senza sale;
  • cannella in polvere, 1 cucchiaino colmo o anche più se vi piace (a me piace e ne metto sempre di più);
  • 1 bicchiere di liquori misti (rhum, anisetta, maraschino, Strega, Alchermes);
  • 100 gr. di savoiardi (di pasticceria, mi raccomando, o fatti da voi);
  • un po’ di vaniglia (se usate la vanillina, fatelo di nascosto e vergognatevi).

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Preparazione generale

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In una ciotola bagnate i savoiardi coi liquori (foto sopra). In una terrina battete le uova intere con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro, omogeneo e spumoso (non spaventatevi, gli sbattitori elettrici servono a questo).

imagePassate il formaggio al passapomodoro, poi unite e amalgamate tutti gli ingredienti del ripieno.

imageIl risultato sarà una crema spumosa e fluida.

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Foderate di frolla una teglia grande o, come abbiamo fatto noi, due piccole, versateci quindi il ripieno. image

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Cuocete a forno caldo (180°, ma ognuno sa i forni suoi) per un’ora, o, almeno, fino a quando il dolce non prende un bel colorito bronzeo, come vedete nella foto.

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A questo punto il fiadone è pronto. Attenzione, però, non potete ancora papparvelo, perché è uno di quei dolci che hanno bisogno di ore di assestamento del gusto dopo la cottura. Quindi, rimandate la festa al giorno, anzi, meglio, ai giorni successivi.

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Lo so, ho fatto lo snob senza freni, come se il Fiadone l’avessi fatto davvero io. Ero a casa dei miei, e l’ho fatto come assistente di mia madre. Anche se non vuole mai riconoscerlo, è lei la brava cuoca a cui devo la maggior parte delle conoscenze che poi in questo blog vi faccio in genere pesare, e molto. 😀

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Il Pitone domestico non c’era durante la preparazione. Sono stati i Fiadoni che l’anno raggiunto quando era ormai il tempo giusto per mangiarli. E li ha mangiati. Eccome se li ha mangiati! image

Ciomp!

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